L’acrilammide è un potenziale nemico della nostra salute che si forma naturalmente negli alimenti a base di amido durante la cottura ad alte temperature, come frittura, cottura al forno e alla griglia e anche durante i processi di trasformazione industriale a oltre 120° C e bassa umidità. La troviamo in alimenti di uso comune: patatine, patate fritte a bastoncino, pane, biscotti, cracker, pani croccanti e morbidi, caffè ed è presente anche nel fumo di tabacco. Le prove da studi su animali mostrano che questa sostanza chimica e il suo metabolita, la glicidammidedanneggiano il DNA e provocano il cancro. Gli studi sull’uomo non sono stati finora altrettanto approfonditi ma, ricorrendo al principio di precauzione, la Commissione Europea ha emanato un Regolamento (n. 2017/2158) in vigore dal prossimo 11 aprile, che impone ai produttori di alimenti, attività artigianali comprese, una serie di azioni e di controlli per ridurre e verificare il contenuto di acrilammide nei loro prodotti. La tutela vale in particolare per l’infanzia, la fascia di età più esposta a potenziali effetti nocivi sulla base del peso corporeo.

“Il principale processo chimico che genera acrilammide – spiega l’EFSA, l’Arutorità europea per la sicurezza alimentare – è noto come “reazione di Maillard” ed è la stessa reazione che rende i cibi abbrustoliti e anche più gustosi. L’acrilammide si forma a partire da alcuni zuccheri e da un aminoacido (soprattutto un aminoacido chiamato “asparagina”) che sono presenti naturalmente in molti alimenti”.

“I tecnologi alimentari hanno da tempo individuato una serie di misure volte a permettere un contenimento di questa sostanza, grazie a opportune scelte delle materie prime e a modifiche dei processi di lavorazione – spiega Maurizio Paleologo, di Tecna (Gruppo Eurofins Technologies), società di diagnostica alimentare dell’Area Science Park. Ad esempio, il caffè di varietà arabica è meno soggetto alla formazione di acrilammide di quello di robusta. Le industrie alimentari avranno la necessità d’ora in avanti di effettuare molte analisi per verificare l’efficacia delle misure intraprese e questo potrebbe rivelarsi non semplice in termini di tempestività e di costi. Attualmente la maggior parte delle analisi vengono delegate a laboratori specializzati, con tempi di attesa lunghi e spesso senza supporto per il campionamento e l’interpretazione del risultato”.

Svolgere le analisi direttamente in azienda con l’ausilio di consulenti in grado di effettuare un check-up iniziale, indicando interventi sul ciclo di lavorazione dei prodotti per contenere i livelli del contaminante, può essere una soluzione. Tra le tecnologie analitiche di Tecna e del Gruppo Eurofins c’è un kit analitico che permette di determinare in poche ore la concentrazione dell’acrilammide, senza la necessità di disporre di sofisticate apparecchiature e di specifiche competenze di norma non in possesso dell’industria alimentare.

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