“I tempi cambiano e con essi cambiano anche i parchi scientifici e tecnologici. Per questo abbiamo svolto un’indagine ‘dinamica’ per cercare di individuare le nuove strategie, le nuove mission e i possibili sviluppi dell’ecosistema dell’innovazione italiano”. Luca Capra, vicepresidente di APSTI e vicedirettore dell’area Incubazione e Startup di Trentino Sviluppo S.p.A., introduce così la nostra intervista sull’indagine di Elena Prodi sui PST, alla quale lui stesso ha collaborato.

Qual è stato il punto di partenza dell’indagine?
Per analizzare le peculiarità dei parchi associati ad APSTI, che cambiano in numero e tipologia, come è tipico di tutte le associazioni, periodicamente proponiamo loro dei questionari, cercando di cogliere i cambiamenti in atto. Vi è un tipo di questionario statico, che mira a raccogliere dati che variano più lentamente nel tempo e richiedono un’analisi approfondita e vi è un questionario più dinamico, legato ad aspetti variabili, soprattutto di carattere qualitativo: collaborazioni, nuove iniziative svolte, progetti in cantiere, ecc.. L’indagine di Elena Prodi rientra prettamente in questa seconda categoria.

A quando risaliva l’ultimo questionario e cosa è cambiato da allora?
Un anno e mezzo fa circa facemmo un’indagine di tipo più statico per fotografare la natura e i dati quantitativi dei PST associati. Ne emerse un profilo in cui il privato – i parchi non sono solo pubblici! – e la necessità di fare business stava prendendo uno spazio importante. Oggi emerge che i PST sono una compagine multidisciplinare (da chi offre servizi imprenditoriali, a chi offre servizi di ricerca e trasferimento tecnologico, da chi favorisce l’open innovation a chi supporta le strategie di sviluppo territoriale, ecc.) e la visione del parco non è univoca, bensì variabile sulla base di diverse tipologie di servizio e delle caratteristiche del proprio territorio di riferimento. IASP (International Association of Science Parks and Areas of Innovation) ha definito, sulla base di alcuni parametri, le aree di innovazione del mondo. Una speciale geografia nella quale i parchi spesso sono un vero e proprio centro di gravità che attrae e crea innovazione non solo nelle proprie mura, ma anche nell’intera area geografica di appartenenza.

APSTI che ruolo ha o dovrebbe avere in questo scenario?
APSTI dovrebbe mettere a fattor comune le competenze che i singoli parchi hanno, cercando di stimolare e creare collaborazioni, allargandole e aiutando i PST a dialogare tra loro. Ci sono alcuni servizi che i parchi potrebbero fornire in maniera congiunta, penso alla formazione sull’innovazione, per esempio, visto che tutti la fanno.

Rispetto al dialogo con il territorio?
APSTI in parte lo è già, ma deve ulteriormente diventare l’interlocutore privilegiato tra la rete dei parchi, istituzioni ed enti terzi. Nell’ultimo anno il direttivo ha puntato molto su questa strada, rafforzando le interlocuzioni che già avevamo e cercando di avviarne altre. L’associazione deve fare rete interna e dialogare con l’esterno, per poi mettere a fattor comune le competenze.

In generale come vede il futuro del PST, almeno nella nostra realtà italiana?
Dobbiamo comunicare bene quello che facciamo, i cambiamenti che sono avvenuti nel tempo, le prospettive di sviluppo che possiamo offrire. I parchi non sono più semplici immobili che si prendono in affitto e si ‘riempiono’ di attività, offrendo logistica, ma offrono servizi per lo sviluppo tecnologico imprenditoriale ed economico territoriale. I PST sono sempre più spesso realtà private che devono fare business e proprio per questo devono sapersi raccontare e saper raccontare la loro attività. È un mondo in fermento pieno di opportunità.

Diamo uno sguardo all’attualità che, purtroppo, è e sarà segnata dall’emergenza coronavirus. Cosa possono fare i parchi per favorire un ritorno alla normalità alle imprese che ne fanno parte?
Il parco può rendere la vita più facile alle proprie imprese per individuare aspetti legati al lavoro in sicurezza, segnalare le opportunità di vario tipo, finanziario, di mercato, provenienti da Regioni o Province, fare da filtro/catalizzatore e favorire il dialogo con l’ente pubblico. Il parco può essere un megafono per favorire, per quanto possibile, degli aiuti finanziari pubblici e privati. Come Trentino Sviluppo stiamo cercando di rendere più facile la vita alle nostre oltre 120 aziende insediate segnalando loro spunti legati all’internazionalizzazione e ai mercati esteri. Stiamo anche supportando le aziende del nostro territorio di riferimento che hanno in essere progetti/soluzioni post Fase I COVID in termini di visibilità, finanza per l’innovazione, contatti nazionali ed internazionali. Sul fronte business abbiamo creato una task force dedicata per rinnovare e adattare dinamicamente alla situazione emergenziale il nostro portafoglio servizi e poi, in un secondo momento, cercheremo di offrire più supporto istituzionale. I parchi devono, non dico riorganizzarsi, ma muoversi per creare un supporto alle imprese, le quali, probabilmente dovranno lavorare in scenari diversi rispetto a quelli conosciuti fino ad oggi.

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