Un soggetto capace di interpretare la realtà e costruire percorsi per il futuro a fianco di imprese e attori istituzionali. È questa una delle mission principali che Francesca Gambarotto, presidente Galileo Visionary District di Padova, immagina per i parchi scientifici e tecnologi del futuro prossimo. “I PST devono diventare una sorta di soggetti di intelligence” capaci di incidere sulla vita delle comunità locali grazie alle loro competenze e alle collaborazioni che saranno in grado di attivare. Una prospettiva interessante di cui abbiamo parlato durante una breve intervista per approfondire l’indagine di Elena Prodi dedicata proprio ai parchi scientifici e tecnologici italiani.

Cosa sono oggi i PST?
Ogni parco ha una sua specificità, non esiste una struttura standard. Gli inglesi li definiscono place-specific mettendo in evidenza il loro ruolo connettivo all’interno del sistema produttivo e culturale locale. Nel prossimo futuro i parchi dovrebbero svolgere un’azione più incisiva sulla valorizzazione delle persone allo scopo di potenziare la struttura locale di open innovation.

Ovvero?
Dovremmo trovare fattori comuni per valorizzare le competenze, creare asset di innovazione e ampliare le attività imprenditoriale per coniugare sfera reale e dimensione digitale. Non solo valorizzazione dei territori, attività oramai consolidata, ma valorizzazione delle persone, dei loro saperi e della loro creatività.

Sarebbe una nuova evoluzione della ‘galassia’ dei pst.
Sì. Molti parchi affittano spazi fisici secondo una logica che andava bene per una fase iniziale. Oggi siamo tutti immersi in questa struttura economica incentrata sull’immaterialità e sul mettere insieme le persone. Abbiamo insegnato per tanto tempo a essere competitivi, ora è il momento di essere cooperativi.

Che ruolo può avere APSTI in questa partita?
APSTI è un soggetto strategico in questa transizione in quanto hub dell’innovazione. In quest’ultimo decennio, il sistema d’innovazione ha acquisito le caratteristiche di un settore industriale (struttura di fornitura e di finanziamento, tipologie di prodotti e mercati) trasversale che tocca cioè tutti i settori produttivi, dal primario al terziario. La seconda rivoluzione delle macchine che stiamo vivendo e i nuovi obiettivi di sostenibilità stanno spostando la frontiera tecnologica, la cultura imprenditoriale e il rapporto con il mercato. Diciamo che stiamo vivendo una grande sfida e i parchi scientifici e tecnologici possono essere la bussola in mano agli imprenditori e ai decisori pubblici.

Chiudiamo con uno sguardo all’attualità e alla difficile fase che stiamo vivendo. Qual è il contributo che i pst possono dare in ottica post emergenza covid19?
Il coinvolgimento dei parchi dipende molto dai territori e dalla struttura delle relazioni tra imprese e sistema locale. L’emergenza ha provocato un ripensamento generale e anche i PST hanno ripensato le loro attività di consulenza per sostenere le imprese in questo momento critico. L’obiettivo è quello di garantire la resilienza del sistema locale.  Al Galileo Visionary District, ad esempio, abbiamo rafforzato attività e servizi per la ripartenza delle pmi, aiutando le imprese a rivedere il loro piano strategico sul breve periodo. Un aiuto che deve essere anche di tipo psicologico, dando il senso, attraverso questa riorganizzazione, che si può e si deve ricreare fiducia nei territori.

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